ANSA - CATANZARO, 27 GIU - Lotta sempre più dura contro la 'ndrangheta. Anzi, il livello di contrasto alla criminalità organizzata calabrese, ormai sempre più padrona a livello mondiale delle attività illecite più redditizie, si alza sempre di più e si fa ancora più incisivo e concreto. Ne è un'ulteriore dimostrazione l'operazione eseguita stamattina dai carabinieri del Ros, con il coordinamento della Procura antimafia di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, che ha portato all'arresto di 43 persone, 22 delle quali sono finite in carcere. Sono stati disposti, inoltre, 3 obblighi di dimora, 4 interdizioni dai pubblici uffici e 2 divieti di contrattare con la pubblica amministrazione. L'operazione é stata condotta con il supporto, nella fase esecutiva, dei carabinieri dei Comandi provinciali di Crotone, Cosenza, Catanzaro, Potenza, Parma, Brescia, Milano e Mantova e dello Squadrone Eliportato Calabria. Le indagini sui politici coinvolti sono state svolte dal centro operativo di Catanzaro della Dia. Tra le persone per le quali sono stati disposti gli arresti domiciliari c'è Enzo Sculco, di 73 anni, ex consigliere regionale della Calabria, eletto con la lista della Margherita, ed ex segretario generale della Cisl della Calabria. Nell'inchiesta è indagata anche la figlia di Sculco, Flora, di 44 anni, anche lei ex consigliere regionale. Tra i numerosi capi di imputazione contestati ad Enzo Sculco c'è quello di scambio elettorale politico mafioso. Uno scambio che sarebbe stato finalizzato, in particolare, all'elezione della figlia Flora a consigliere regionale, come poi in effetti avvenne nel 2014. Gli indagati sono, complessivamente, 123. La figura politicamente di maggiore spicco, tra questi, è Mario Oliverio, di 70 anni, presidente della Regione Calabria dal 2014 al 2020, eletto col Partito democratico ma successivamente allontanatosi dal partito. L'ipotesi di reato a carico di Oliverio è quella di associazione per delinquere aggravata dalle modalità mafiose. Sono indagati inoltre gli ex assessori regionali Nicola Adamo, di 66 anni, ed Antonietta Rizzo, di 59, e l'ex consigliere regionale Seby Romeo, di 48, tutti del Partito democratico. Tra gli arrestati c'é Stefano Strini, di 53 anni, ex genero del patron della Parmalat Calisto Tanzi, accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso e per il quale é stata disposta la custodia cautelare in carcere. Mentre un altro nome "eccellente" tra gli indagati è quello dell'ex parlamentare europeo Massimo Paolucci, di 63 anni, in carica dal 2014 al 2019, eletto con Articolo Uno. L'inchiesta ha svelato l'esistenza di un "Comitato d'affari" che avrebbe organizzato un "diffuso sistema clientelare" per la gestione di appalti pubblici, ed in particolare di quelli banditi dalla Regione Calabria, ma non solo; lo smaltimento dei rifiuti e una serie di importanti nomine ed incarichi politici. "L'epicentro dell'indagine è la provincia di Crotone, con il locale di 'ndrangheta dei 'papaniciari' capace di rapporti sistematici con la pubblica amministrazione. Una pubblica amministrazione asservita alla 'ndrangheta", ha detto il Procuratore Gratteri in conferenza stampa, mentre il generale Pasquale Angelosanto, comandante del Ros, ha parlato di "un'attività di indagine che ha evidenziato l'interesse di alcuni appartenenti alla pubblica amministrazione, sia con incarichi dirigenziali che elettivi, a portare avanti attività a vantaggio dell'organizzazione criminale". In serata l'ex governatore Oliverio ha diffuso il testo di una dichiarazione in cui esprime la sua "totale disponibilità a collaborare" in merito all'indagine, "perché - aggiunge - non ho nulla, proprio nulla da temere o da nascondere. Non permetterò a nessuno di infangare la mia storia. I polveroni non servono agli onesti, né al prestigio ed alla credibilità della stessa magistratura, il cui ruolo è insostituibile e prezioso". Fonte ANSA 2023-06-27
Blitz Calabria: comitato d'affari condizionava le istituzioni
AGI - Crotone, 27 giu. - "Un gruppo stabile e strutturato promosso, diretto e organizzato da soggetti politici, amministratori pubblici, imprenditori ed intermediari di imprese al fine di commettere una serie indeterminata e continua di delitti contro la pubblica amministrazione, in particolare nell'ambito regionale calabrese e crotonese in particolare". Cosi' il gip distrettuale di Catanzaro Antonio Battaglia sintetizza l'indagine della procura antimafia di Catanzaro che questa mattina e' sfociata in una operazione condotta dal Ros dei carabinieri con l'esecuzione di 41 misure cautelari (delle quali 22 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) con accuse che vanno dall'associazione mafiosa all'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione. Tra gli indagati, complessivamente 123, figurano nomi eccellenti della politica calabrese come l'ex presidente di centrosinistra della giunta regionale Mario Oliverio, l'ex vicepresidente pure di centrosinistra Nicola Adamo, l'ex consigliere regionale Vincenzo Sculco (sottoposto ai domiciliari) e la figlia Flora Sculco, a sua volta ex consigliera regionale. Indagati l'ex assessore comunale di Crotone Giancarlo Devona e l'attuale sindaco di Rocca di Neto Alfonso Dattolo, gli imprenditori Giovanni Mazzei, Raffaele Vrenna e il fratello Gianni, rispettivamente ex presidente e attuale presidente del Crotone Calcio. E ancora dirigenti della Regione Calabria e dell'Azienda sanitaria provinciale di Crotone. Quindi il boss dell'omonima cosca di Papanice Mico Megna e un nutrito gruppo di affiliati coinvolti in un filone d'indagine parallelo, considerato che il "locale" di 'ndrangheta dei papaniciari - come ha spiegato il capo della proccura antimafia Nicola Gratteri nella conferenza stampa cui ha partecipato anche il comandante del Ros Massimiliano Angelosanto - "aveva rapporti sistematici con la pubblica amministrazione che partono dal 2014 fino al 2020. Una pubblica amministrazione asservita all'organizzazione 'ndranghetistica con rapporti diretti con la politica regionale". L'associazione a delinquere delineata dagli inquirenti era composta da "un gruppo di personaggi politici di rilievo ed anche di caratura regionale - annota il gip Battaglia - che ha agito al fine di commettere una serie innumerevole di reati, frutto di un accordo a monte, attraverso il quale gli indagati sono riusciti e piegare ai propri interessi e tornaconti, affaristici e politici, l'azione della pubblica amministrazione, condizionando pesantemente, ed in molti casi illecitamente, le scelte relative ad incarichi e finanziamenti, eterodirezionati in favore di un gruppo di potere privo di scrupoli". Di questa associazione avrebbero fatto parte politici del calibro di Mario Oliverio, Nicola Adamo, Enzo Sculco, Giancarlo Devona, Sebi Romeo, e imprenditori come Artemio Laratta e Giovanni Mazzei, peraltro ritenuti contigui alla cosca dei papaniciari. "L'associazione - scrive il gip - nasce e si muove attorno al ruolo principale assunto da Sculco Vincenzo e De Vona Giancarlo soggetti che sono in grado di incidere sulla quasi totalita' delle scelte amministrative nell'ambito del comune di Crotone. E che tali comportamenti vadano inquadrati in un'ottica associativa ad ampio respiro, lo si ricava anche e soprattutto dai prodromici incontri che i due hanno effettuato con i responsabili regionali dell'epoca e con ii Presidente deIla Regione, del quale Devona era diventato segretario particolare, fungendo da elemento di collegamento tra i politici e funzionari crotonesi ed i vertici della regione". In questo quadro si inquadrano la penetrazione all'interno del Comune di Crotone, con "la individuazione di dirigenti, loro graditi", "iI condizionamento di appalti pubblici, attraverso affidamenti illeciti a imprese gradite a Sculco Vincenzo e Devona Giancarlo", "l'affidamento di incarichi a soggetti graditi a Sculco e Devona". E ancora la penetrazione nella societa' partecipata dal comune di Crotone, "Crotone Sviluppo", con la "individuazione da parte dello Sculco di direttori generali, a lui graditi, nonche' dell'amministratore unico". Quindi "la penetrazione nella Provincia di Crotone, mediante il condizionamento del voto nel 2017, attraverso un accordo promosso da Sculco per far eleggere Parrilla Nicodemo, facendo apparentare i cirotani con i mesorachesi e controllando lo Sculco capillarmente le operazioni elettorali". La penetrazione nell' Aterp Calabria, distretto di Crotone, di Mario Oliverio, Giancarlo Devona e Vincenzo Sculco con la designazione a direttore generale di Ambrogio Mascherpa, persona di fiducia di Mario Oliverio e in precedenza commissario straordinario de! predetto ente". La indicazione, da parte di Nicola Adamo, Vincenzo Sculco, dell'ex consigliere regionale Sebi Romeo e Giancarlo Devona, "di professionisti, loro graditi, per l'espletamento di incarichi per conto di Aterp, quale quello relativo all'accatastamento di immobili di edilizia popolare nell'area crotonese". E ancora "la penetrazione nell'Asp di Crotone, mediante la precisa concertazione tra Mario Oliverio, Giancarlo Devona, Vincenzo Sculco, Nicola Adamo, in ordine al controllo del predetto ente, attraverso la rimozione dell'allora direttore generale Sergio Arena - persona sgradita a Sculco - e la preposizione di una figura di vertice che assicurasse un segnale di discontinuita' con il passato". Al centro di questo comitato d'affari, dunque, si staglia la figura di Vincenzo Sculco, l'ormai 73enne esponente politico crotonese, con un passato di leader sindacale in quanto segretario generale della Cisl calabrese, prima ancora che di consigliere regionale. Gia' nel 2009, peraltro, Enzo Sculco, all'epoca vice presidente della Provincia, era finito agli arresti domiciliari nell'ambito di una indagine della Procura della Repubblica di Crotone per una vicenda di appalti truccati, frode in pubbliche forniture e incarichi elargiti a persone gradite. Dalle indagini della Dda e' emersa "la sua preponderante presenza - scrive il gip Battaglia che ne ha disposto gli arresti domiciliari - nella totalita' dei processi decisionali degli enti pubblici del comprensorio crotonese, quale maggiore esponente di un comitato di affari in grado di mettere a punto strategie preordinate ad un unico fine, ovvero quello di garantire che posti decisivi venissero occupati da soggetti graditi, nonche' di individuare le ditte amiche verso cui dirigere i favori". Accanto a Sculco si muove il suo braccio destro Giancarlo Devona, individuato quale soggetto di collegamento tra l'imprenditoria crotonese e gli organismi regionali, grazie al ruolo assunto in qualita' di segretario particolare de! presidente della Regione, ma del quale vengono sottolineati anche i legami con ambienti della criminalita' organizzata, dovuti agli stretti rapporti di parentela con soggetti indicati quali affiliati alla cosca Papaniciara dei Megna. Ciononostante per il gip Battaglia all'associazione non puo' essere contestata l'aggravante di aver agevolato la cosca mafiosa, "non essendo emersi nel corso della complessa attivita' investigativa, elementi per ritenere che l'associazione fosse in qualche modo servente rispetto agli interessi delle cosche dei territori di Papanice e di Cutro, ne' che i proventi di tale attivita' siano confluiti anche in parte nelle sue casse. II solo specifico episodio che si connota in termini di mafiosita' e' quello relativo all'aggiudicazione della fiera mariana ma si tratta dell'unica situazione che si ricollega ad ambiti di criminalita' organizzata e coinvolge la sola persona dello Sculco, elementi di per se' insufficienti a ricondurre l'intero contesto associativo agli interessi della criminalita' organizzata del crotonese". Fonte AGI 27 GIU 23
Maxi operazione antimafia; 34 arresti, 123 indagati. Anche imprenditori e politici crotonesi Fonte Il Crotonese >>>
