Una vergogna che per così gravi accuse non si sia stata ottenuta, in un Tribunale piccolo come quello di Avellino e certo non onerato come altri, una pronuncia nel merito nemmeno in primo grado. Ma questa è la situazione italiana della giustizia, specie quando si tocca il mondo della vigilanza privata, e dobbiamo mestamente prenderne atto.
La Corte dei Conti, che pure era stata interessata con due distinte iniziative per affermare la responsabilità del dott. Blasco, da un lato, per il "danno alla concorrenza", ha dovuto rilevare il difetto di giurisdizione (la questione avrebbe dovuto essere posta dalle Amministrazioni interessate al giudice amministrativo); dall'altro, ha dichiarato l'improcedibilità delle richieste di risarcimento per danno all'immagine, non essendo intervenuta una sentenza penale di condanna per i fatti che tale danno avrebbero dovuto causare. Infine, per il danno da disservizio, pur riconoscendo i profili di antigiuridicità della condotta del Blasco, ha osservato come l'accusa non abbia dimostrato in qual modo e misura essa abbia negativamente influito sull'attività della Prefettura da lui diretta.
Lasciamo a chi legge l'onere di farsi un giudizio sulla vicenda e sulla capacità delle nostre Istituzioni di assicurare la Giustizia.
Aggiornato al 23.11.2022
