ROMA, 24 OTT - A ventidue anni dalla scomparsa di Denise Pipitone, avvenuta il 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo quando la bambina aveva solo quattro anni, la nuova docu-serie in quattro episodi 'Troviamo Denise - Storia di una bambina scomparsa' torna a riannodare i fili di una ferita ancora aperta. Va in onda in prima visione assoluta da lunedì 26 ottobre alle 21.15 su Sky Crime, Sky Documentaries e in streaming su Now (realizzata da OnePodcast Studios e prodotta da Sky e Hearst). A guidare l'inchiesta è il giornalista Marco Maisano: "Trovo che sia improbabile, se non impossibile, che nessuno abbia visto niente quel 1° settembre del 2004. Mazara del Vallo è una città medio-piccola di circa 50.000 abitanti, e il luogo in cui è sparita Denise è una via sì periferica, ma si trova in una zona di mercato. Quindi credo che qualcuno abbia visto, e la docuserie è incentrata proprio sulla ricerca di quel 'qualcuno' che sicuramente sa qualcosa", ha dichiarato in un'intervista all'ANSA. Il percorso d'indagine comprende testimonianze chiave tra cui un'intervista ad Anna Corona: "E' stato un vero e proprio confronto. L'intervista ad Anna Corona si è concentrata sulla sua versione dei fatti, sul suo rapporto con Piero Pulizzi e su quel 1° settembre, sui suoi spostamenti. Alcune domande rimangono ancora senza risposta e in queste domande ci finiscono tanti personaggi di questa vicenda, non soltanto quelli noti". Forte e toccante è anche il ritratto di Piera Maggio, madre di Denise: "E' una donna fortissima che in questi 22 anni non ha mai smesso di cercare la verità, ma che ha dovuto accettare il fatto che, oltre a non aver potuto riabbracciare la figlia, non ha potuto ottenere neanche una verità giudiziaria. Ho trovato una donna stanca, esausta, che pensa giorno e notte a questa vicenda, ma che ancora oggi non ha perso la speranza". Nel ripercorrere i nodi rimasti irrisolti, Maisano individua precisi aspetti di indagine che meriterebbero un approfondimento: "Ci sono alcuni aspetti che secondo me non sono stati indagati in maniera sufficiente. Voglio prendere per buono il fatto che sia Denise la bambina avvistata a Milano dalla guardia giurata Felice Grieco poche settimane dopo. Se quella era Denise, significa che fino a quel momento era viva e dunque qualcuno deve averla trasportata a Milano. Qualcuno si deve essere spostato da Mazara del Vallo, e non potevano essere le persone poi indagate poiché si trovavano lì. Ci deve essere stato il coinvolgimento di qualcun altro". Un'inchiesta che deve fare i conti l'atteggiamento di omertà della comunità locale: "Molti cittadini di Mazara considerano l'intera vicenda un fatto tra famiglie. E siccome è un fatto privato, la mentalità diffusa è: 'È meglio se mi faccio i fatti miei'. È una forma di omertà culturale, non necessariamente dettata dalla paura o dalle minacce di qualcuno". Riflettendo infine sul boom della cronaca nera in televisione, Maisano osserva: "I media oggi sfruttano la cronaca nera per riempire gli spazi a causa della crisi generale dell'editoria. Quando si perde il filo e ogni giorno si leggono titoli sensazionalistici come 'svolta nell'inchiesta' o 'trovata un'impronta mai vista prima', ci si rende conto di essere all'interno di uno spettacolo e non di un racconto giornalistico. Il caso di Garlasco ne è la dimostrazione, si ha l'impressione che siano accadute 800.000 cose nuove ma in realtà non è accaduto quasi niente". Guardando ai progetti futuri, il giornalista conclude indicando un altro caso a cui vorrebbe dedicare una docu-serie: "Uno in particolare, che ho già trattato in un podcast, è la vicenda de Il Forteto. Secondo me è uno dei più grandi scandali italiani degli ultimi 50 anni, ed è una vicenda che merita ancora tutta l'attenzione possibile". Fonte ANSA 2026-10-24
