FOGGIA: Criminalita': tentato assalto a due portavalori su a14, 4 arresti nel foggiano 

Giovedì, 13 Agosto 2026 11:54

CRIMINALITA': TENTATO ASSALTO A DUE PORTAVALORI SU A14, 4 ARRESTI NEL FOGGIANO 

Foggia, 13 ago. - (Adnkronos) - Stamane investigatori della Squadra Mobile della Questura di Macerata, della Sezione investigativa di Ancona (Sisco) e del Servizio centrale Operativo e dei militari dell'Arma dei Carabinieri del Reparto Operativo Nucleo Investigativo di Macerata, in collaborazione con la Squadra Mobile di Foggia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro pregiudicati di origini pugliesi per reati contro il patrimonio, con età compresa tra i 45 e 58 anni, ritenuti responsabili in concorso tra loro di tentata rapina, tentato omicidio e ricettazione; delitti aggravati dall'agevolazione e dal metodo mafioso ( 416 bis 1 c.p.). L'operazione, diretta dalla Procura distrettuale di Ancona e con il coordinamento superiore della Procura Nazionale Antimafia, è scaturita dall'assalto avvenuto lo scorso 27 ottobre, quando sul tratto autostradale A14 nel territorio di Porto Recanati (Macerata), un commando armato composto da almeno 10 persone a bordo di 5 auto risultate in seguito rubate, ha assaltato due furgoni blindati portavalori della società di vigilanza ''Vedetta 2 Mondialpol'', uno dei quali trasportava denaro contante pari a circa 2.900.000 euro. I malviventi, tutti con passamontagna, dopo essersi avvicinati ai mezzi (partiti dalla sede operativa di Jesi e diretti al caveau di Civitanova Marche, aver sparso chiodi a tre punte e fatto mettere per traverso un autoarticolato per evitare l'intervento delle forze dell'ordine, hanno esploso diversi colpi d'arma da fuoco con kalashnikov all'indirizzo dei blindati. Dopo aver costretto i mezzi pesanti ad arrestare la propria marcia i rapinatori hanno utilizzato dell'esplosivo per cercare di far deflagrare la cassaforte custodita all'interno di uno dei mezzi tramite il posizionamento di un vero e proprio ordigno sulla fiancata del mezzo. Tre persone, della zona di Cerignola, nel foggiano, furono arrestate in flagranza di reato per tentata rapina aggravata in concorso e tentato omicidio dopo esser stati rintracciate appena fuori dal tratto autostradale. Attualmente si trovano detenute in carcere in attesa di giudizio. Contestualmente agli arresti in flagranza sono state avviate le indagini della Polizia di Stato e dell'Arma che hanno portato a raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei quattro indagati grazie ad analisi dei tabulati, alla visione delle immagini delle telecamere, all'esito dei sopralluoghi e analisi del Dna da parte della Polizia Scientifica e del Ris, riuscendo a ricostruire i ruoli e le condotte degli indagati nell'assalto ai furgoni portavalori. La ricostruzione di tale modus operandi ha consentito di contestare l'aggravante del metodo mafioso atteso che l'assalto è avvenuto con tecniche paramilitari e manifestando quella forza di intimidazione tipica delle associazioni criminali mafiose. Infatti, l'azione di fuoco è avvenuta in pieno giorno, con l'utilizzo di armi da guerra e di esplosivo, in totale disprezzo per le sorti di ignari automobilisti e, addirittura, esplodendo diversi colpi di AK 47 all'altezza del parabrezza del mezzo (fortunatamente blindato) attentando alla vita delle guardie giurate; a tal riguardo è stato contestato altresì il delitto di tentato omicidio. Infine, dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, corroborate da accertamenti, si è potuto comprendere come queste batterie di assaltatori abbiano operato in sinergia e agevolando l'operatività delle famiglie mafiose pugliesi. In particolare, secondo quanto delineato dagli inquirenti, ricostruzione avallata dal gip del tribunale, i gruppi criminali specializzati negli assalti ai portavalori o ai caveau degli istituti di vigilanza operano dopo aver ottenuto il 'nulla osta' delle famiglie mafiose pugliesi o addirittura su ''invito'' delle stesse. Le organizzazioni mafiose mettono a disposizione dei gruppi di assaltatori armi, anche da guerra e finanziano economicamente l'azione criminale (anticipazione delle spese per le trasferte, per il noleggio di autovetture, acquisto di cellulari dedicati ecc.) dando supporto e copertura logistica in ogni fase della rapina, il tutto a fronte di una percentuale consistente del ricavato dell'assalto. I proventi delle rapine, come raccontato dai diversi collaboratori, vengono investiti in altre attività illecite, come ad esempio l'acquisto di partite di stupefacenti, reimpiegato nell'acquisizione di attività commerciali quali, ad esempio, ristoranti o attività di giochi e scommesse o utilizzate per il sostentamento delle famiglie dei consociati che si trovano in stato di detenzione. Fonte Adnkronos 13-AGO-26 

Fallito colpo da 3mln in A14: altri 4 arresti in banda foggiana 

AGI - Foggia, 13 ago. - Quattro persone (uno di San Marco in Lamis, uno di Cerignola e due di Foggia) di eta' compresa tra i 45 e i 58 anni sono state arrestate nell'ambito dell'inchiesta sul violento assalto a due furgoni portavalori avvenuto lo scorso 27 ottobre lungo l'autostrada A14, nel territorio di Porto Recanati, in provincia di Macerata. Gli indagati, tutti con precedenti, sono accusati a vario titolo e in concorso di tentata rapina, tentato omicidio e ricettazione, con l'aggravante del metodo e dell'agevolazione mafiosa. Il provvedimento cautelare e' stato eseguito dagli investigatori della squadra mobile di Macerata, dalla Sisco di Ancona, dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e dai carabinieri del Reparto operativo-Nucleo investigativo di Macerata, con la collaborazione della squadra mobile di Foggia. L'inchiesta e' coordinata dalla Procura distrettuale di Ancona, con il raccordo della Procura nazionale antimafia. Al centro delle indagini c'e' l'assalto messo a segno da un commando composto, secondo gli investigatori, da almeno dieci persone. Il gruppo avrebbe utilizzato cinque automobili risultate rubate per intercettare due blindati della Vedetta 2 Mondialpol, partiti da Jesi e diretti al caveau di Civitanova Marche. Su uno dei mezzi erano custoditi circa 2,9 milioni di euro in contanti. L'azione fu organizzata con modalita' particolarmente violente. I rapinatori, con il volto coperto da passamontagna, avrebbero disseminato la carreggiata di chiodi a tre punte e utilizzato un autoarticolato disposto di traverso per ostacolare l'arrivo delle forze dell'ordine. Quindi avrebbero aperto il fuoco contro i portavalori con fucili d'assalto kalashnikov, esplodendo diversi colpi anche in direzione del parabrezza di uno dei blindati. Costretti i mezzi a fermarsi, il commando avrebbe poi collocato dell'esplosivo sulla fiancata di uno dei furgoni nel tentativo di raggiungere e far saltare la cassaforte. Il colpo, tuttavia, non ando' a segno. Gia' nell'immediatezza dell'assalto tre uomini dell'area di Cerignola erano stati arrestati in flagranza poco distante dall'autostrada con le accuse di tentata rapina aggravata e tentato omicidio. Da quel momento e' partita una complessa attivita' investigativa che, attraverso l'analisi dei tabulati telefonici, delle immagini di videosorveglianza, dei sopralluoghi e degli accertamenti sul Dna condotti dalla polizia scientifica e dal Ris, avrebbe consentito di ricostruire ruoli e responsabilita' di altri componenti del gruppo. Secondo gli inquirenti, proprio le modalita' dell'assalto avrebbero evidenziato una capacita' operativa di tipo paramilitare: armi da guerra, esplosivo, mezzi rubati, sbarramenti stradali e un'azione condotta in pieno giorno senza alcuna considerazione per la sicurezza degli automobilisti e delle guardie giurate. Elementi che hanno portato alla contestazione anche dell'aggravante del metodo mafioso.Un ulteriore tassello dell'indagine arriva dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, successivamente sottoposte a riscontri. Secondo la ricostruzione investigativa accolta dal gip, le cosiddette "batterie" specializzate negli assalti ai portavalori e ai caveau opererebbero in alcuni casi con il nulla osta o addirittura su impulso di famiglie mafiose pugliesi. Le organizzazioni criminali, secondo l'accusa, garantirebbero armi, finanziamenti, mezzi e supporto logistico, anticipando anche le spese necessarie per trasferte, noleggi di veicoli e telefoni dedicati. In cambio riceverebbero una percentuale del bottino. I proventi delle rapine, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, verrebbero poi reinvestiti in altri circuiti illeciti, dall'acquisto di partite di droga all'ingresso in attivita' commerciali, ristoranti, sale giochi e scommesse, oltre che utilizzati per sostenere economicamente le famiglie degli affiliati detenuti. Fonte AGI 13 AGO 26 

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