MILANO: Caporalato: dalle fragole all'alta moda, la Lombardia riscopre lo sfruttamento

Venerdì, 05 Aprile 2024 20:48

 

Caporalato: dalle fragole all'alta moda, la Lombardia riscopre lo sfruttamento

Milano, 5 apr. (LaPresse) - Dalle fragole raccolte a 4 euro l'ora lungo la Martesana alle borse Armani prodotte da operai cinesi "ombra" a Pieve Emanuele. E' la 'mappa' del caporalato tracciata dalle inchieste della Procura di Milano in Lombardia. La regione 'locomotiva d'Italia' si riscopre laboratorio di lavoro nero e sfruttamento. Negli stessi minuti in cui il Tribunale di Milano rende nota la decisione di 'commissariare' il ramo produzione del colosso del lusso perché non in grado di arginare gli illeciti lungo la filiera, in un'aula del Palazzo di Giustizia un agronomo di 30 anni racconta cosa accadeva alla Cascina Pirola di Cassina de Pecchi.E' la startup dei piccoli frutti che spopolò per il marchio 'StraBerry' a Milano prima di essere sottoposta ad amministrazione giudiziaria nel 2020 per sfruttamento. Il processo è quello al fondatore, l'aristocratico siciliano Guglielmo Stagno d'Alcontres, e la madre accusati di caporalato su 73 lavoratori stranieri sottoposti a "metodi di sorveglianza" approfittando dello "stato di bisogno" con paghe da 4 euro/ora. "Sono arrivato a fare 45 giorni di fila, senza un giorno di riposo, 12 ore al giorno", ha confermato il giovane tirocinante. "Mi sono sentito offeso", racconta, "quando scendendo dal furgone aziendale" avrebbe sentito dire l'imputata "che aveva schifo del furgone dei neg** e che gli italiani che lo usavano erano quasi peggio". Sono le settimane di Milano in lockdown.Per le strade pedalano solo rider. La Procura chiede e ottiene di commissariare la big della gig economy Ubereats. I contratti di lavoro che sequestra sono scritti a penna su fogli di carta, con tanto di remunerazione intorno ai 3 euro. La preoccupazione lungo gli appalti di Uber - emerge durante il processo in corso a un'ex manager e a vari appaltatori (già condannati in abbreviato) - quella che i ristoratori di Milano si lamentino per la 'puzza' emanata dai richiedenti asilo che ogni giorno escono dai centri di accoglienza per lavorare come fattorini del cibo. Passa un anno e prende piede il filone di inchieste sulla logistica che l'a.d. del gruppo francese Ceva Logistics - il primo colosso di settore finito nel 2019 sotto il controllo dei giudici per un anno - definisce un "far west". Si indaga per presunte frodi fiscali e contributive che secondo gli investigatori servono ad abbattere il costo del lavoro. Coinvolgono in serie Dhl, Gls, Schenker, Brt, Geodis, Ups, Chiapparoli, CIS e altre. La Procura recupera al fisco quasi mezzo miliardo di euro in pochi anni. Le inchieste si allargano all'alimentare (Spumador, Salumificio Beretta, Spreafico), grande distribuzione (Esselunga), outsourcing dei servizi per hotel (Cegalin-Hotelvolver). Tutti, o quasi, preferiscono pagare e assumere la manodopera piuttosto che rimanere sotto schiaffo dei pm. Nelle informative di Gdf e carabinieri si legge che in Dhl Supply Chain Italy - ramo delle poste tedesche da oltre 1 miliardo di euro in Italia che a fine anno inviava poco più di 300 Cud (non avendo dipendenti) - vengono trovate mail fra manager sul 'rischio Ceva' (rischio commissariamento). Viene elaborato un "piano B" che prevede l'assunzione dei facchini, mai implementato perché ritenuto costoso. Con i fari della Procura addosso il rischio viene scongiurato assumendo 1.500 lavoratori per uscire dal procedimento. Passano 2 anni ed è il turno di vigilanza privata. Secondo gli inquirenti i 5,3 euro lordi/ora ai vigilantes, a cominciare da quelli del Palazzo di Giustizia, sono contrari all'articolo 36 della Costituzione ("esistenza libera e dignitosa"). E quindi, anche se esiste il Ccnl, per loro quello è caporalato. Sotto accusa ci finiscono Sicuratalia, Mondialpol, Cosmopol. Il piano delle inchieste penali si sovrappone alle cause di lavoro intentate da ex guardie giurate che chiedono la restituzione degli arretrati. Si arriva fino in Cassazione. Gli ermellini danno ragione ai lavoratori e viene fissato un salario minimo per sentenza.Sopra i 7 euro. Fonte LaPresse 05 APR 24

 

ANSA/'Lavoro nero e da fame', commissariata Armani operations Giudici, 'da 7 anni agevola caporalato'. Spa,'attuati controlli' (di Igor Greganti)

MILANO, 05 APR - Un "sistema" che consente di "produrre volumi di decine di migliaia di pezzi, a prezzi totalmente sotto soglia da eliminare la concorrenza", sfruttando alla base della filiera manodopera irregolare, in nero e con paghe da fame, che mangia e dorme in "condizioni degradanti" in capannoni fatiscenti. Uno "schema" diffuso tra "le case di moda" su cui ha iniziato ad indagare la Procura di Milano, tanto che oggi, dopo un primo risultato dei mesi scorsi (il commissariamento della Alviero Martini Spa), è arrivata ad ottenere l'amministrazione giudiziaria per una delle società del gruppo Armani. La Giorgio Armani operations Spa - società con oltre 1.200 dipendenti che si occupa di progettazione e produzione di abbigliamento e accessori per il colosso dell'alta moda - non ha "mai effettivamente controllato la catena produttiva" scrive la sezione misure di prevenzione del Tribunale, tanto che le società appaltatrici per la produzione di borse e cinture avrebbero subappaltato ad opifici abusivi di titolari cinesi. Con questo "meccanismo di sfruttamento lavorativo" agevolato "colposamente" dalla Spa perché non contrastato, secondo gli atti dell'inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e dei pm Paolo Storari e Luisa Baima Bollone, un laboratorio clandestino poteva vendere all'intermediario-fornitore una borsa finita a poco più di 90 euro, che poi arrivava in negozio col marchio Armani a 1800 euro. La GA operations, è la replica in una nota, "ha da sempre in atto misure di controllo e di prevenzione atte a minimizzare abusi nella catena di fornitura" e "collaborerà con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione rispetto alla vicenda". Nel frattempo, il presidente del Tribunale Fabio Roia fa sapere che il commissariamento avverrà "senza impossessamento degli organi amministrativi, consentendo quindi alla società la piena operatività sul piano imprenditoriale". E garantirà "una affidabilità di mercato addirittura rafforzata dalla presenza del Tribunale" sotto "il primario controllo dell'amministratore giudiziario Piero Antonio Capitini", che affiancherà il management nella bonifica dei rapporti coi fornitori. La società del gruppo Armani non è indagata, mentre sono accusati di caporalato i quattro titolari "di aziende di diritto o di fatto di origine cinese". La produzione in quegli opifici nelle province di Milano e Bergamo, come emerge da testimonianze di lavoratori e altri accertamenti come il recupero di un "registro del nero", era "attiva per oltre 14 ore al giorno, anche festivi", con lavoratori "sottoposti a ritmi di lavoro massacranti", con pericoli "per la sicurezza" e paghe "anche di 2-3 euro orarie, tali da essere giudicate sotto minimo etico", senza ovviamente ferie, malattie, contributi o alcuna tutela. Agli atti pure il verbale di un addetto al controllo qualità per la GA operations, che andava "mensilmente", si legge, in uno dei capannoni-dormitorio. E ha messo a verbale che Manifatture Lombarde srl, società appaltatrice dei lavori Armani, "non ha un reparto produzione" e non potendo "evadere le commesse" esternalizzava "le lavorazioni" ai "sub-committenti". La Spa, scrivono i giudici, ha "effettuato" un "unico audit" sulla Manifatture Lombarde e "non ha accertato" che la "società appaltatrice non ha un reparto produzione". Per il Tribunale si tratta di un sistema "generalizzato e consolidato" alla GA operations, che "si ripete, quantomeno dal 2017" e i pm, che hanno già indagato su importanti aziende nei settori della logistica e della vigilanza, parlano di "normalizzazione della devianza". Tra l'altro, uno degli imprenditori cinesi ha stilato davanti agli investigatori un elenco di altri grandi nomi della moda per cui il suo opificio ha prodotto cinture in "sub appalto". Roia, intanto, suggerisce l'avvio di "un tavolo" con la Prefettura "che consenta in via ulteriormente preventiva di cogliere le criticità operative degli imprenditori" della moda, "settore di mercato di particolare rilevanza per il sistema economico nazionale". Fonte ANSA 2024-04-05

 

 

Pubblicato in Curiosità