Milano, 7 nov. (LaPresse) - Il pubblico ministero di Milano, Paolo Storari, ha revocato martedì mattina il controllo giudiziario sulla All System Spa, la società di vigilanza appaltatrice anche della Procura generale di Milano e della Procura di Busto Arsizio, indagata per caporalato, dopo la decisione dell'azienda di alzare le buste paga del 38%. La paga base da 5,3 euro lordi l'ora, ritenuta "sotto la soglia di povertà" e contraria all'articolo 36 della Costituzione ("esistenza libera e dignitosa"), sarà aumentata a 1.250 euro lordi dall'1 gennaio 2024 fino ai 1.380 dell'1 aprile 2026. Ne beneficeranno 194 dipendenti diretti, 41 somministrati dall'Agenzia E-Work e 35 forniti da appaltatori. Il nuovo regime varrà anche per i neo-assunti "senza riduzioni nei primi sei mesi di impiego", si legge nella lunga interlocuzione avuta in settimana fra il legale dell'azienda e del presidente del cda Vincenzo Serrani indagati, avvocato Alessandro Argento di Torino, l'amministratore giudiziario, Franco Lagro, il pm milanese e il Gip Domenico Santoro. Dopo la cooperativa Servizi Fiduciari di Sicuritalia, Mondialpol e Cosmopol, l'azienda di Verrone, nel Biellese, da 63,4 milioni di ricavi, è la quarta big della vigilanza privata che da giugno a oggi ha deciso di alzare i salari per ottenere la revoca del controllo giudiziario. Sotto la lente del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Como erano finite le buste paga da 5,3 euro lordi l'ora - poi aumentate a 6,9 euro - per retribuzioni mensili da 930 euro (650 euro netti) "assolutamente sproporzionate rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto" e incostituzionali. Nel decreto di controllo giudiziario, eseguito il 31 ottobre, ci sono storie di lavoratrici licenziate dopo una "gravidanza a rischio" e rimaste "disoccupate", e i racconti di addetti alla 'Sala Servizi' della All System a cui venivano indicate le "persone che a causa di situazioni di bisogno" si sarebbero trovate costrette ad accettare i turni doppi. "C'è un limite oltre il quale non si può scendere" che vale per "qualsiasi contrattazione collettiva", ha scritto il pm Storari citando tre diverse recenti sentenze della Corte di Cassazione sul salario minimo, rispetto al fatto che quelle paghe da 5,3 euro fossero state negoziate nel Ccnl dei servizi fiduciari firmato nel 2013 dai sindacati e mai rinnovato fino al maggio 2023, con le firme di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e le associazioni imprenditoriali Anivip, Assiv, Univ, Legacoop Produzione e Servizi, Agci Servizi e Confcooperative Lavoro e Servizi. Dai carteggi fra avvocati e magistrati emerge anche un ruolo dei grandi clienti e committenti pubblici per i quali All System lavora (Leonardo, Sogin, Enel, Grandi Stazioni, Iren, Inps, Aria spa, la Zecca dello Stato, Eni, Regione Piemonte, Saipem, Asst Grande e Università Cattolica e altre). Le "condizioni economiche" del "mercato" della vigilanza privata sono determinate in modo "rilevante" dalla committenza pubblica o statale che è "poco flessibile ad allineamenti senza interventi", scrive l'amministratore giudiziario dando "parere favorevole" alla "lettera d intenti" piano di aumenti progressivi della società. Piano che "da un lato ha dovuto tenere conto di una congrua remunerazione per i lavoratori" ma "dall'altro della sostenibilità per l'impresa" in un mercato in cui "di fatto la competizione è imposta dalle regole determinate dalla committenza" di cui "quella pubblica è parte rilevante". L'azienda stessa ha scritto ai propri clienti per chiedere la revisione delle "condizioni contrattuali" che siano "tali da rendere sostenibile sotto un profilo finanziario l'iniziativa della società". Fonte LaPresse 07 NOV 23
