Milano, 12 mag. (LaPresse) - Una condanna a 22 anni e e mesi 6, poi ridotta in appello ad anni 17 e mesi 6 di reclusione quella che ha scontato Antonio Maira, uno dei due fratelli a cui oggi sono stati sequestrati beni per 400mila euro.A sostenere l’accusa era l’allora giovane pubblico ministero Rosario Livatino, proclamato Beato la scorsa domenica, e che che pochi anni dopo, il 21 settembre 1990, fu ucciso per mano di 'Stiddari', a dire dei vari collaboratori di giustizia proprio perché aveva inflitto pesanti condanne ad affiliati della 'Stidda', tra cui appunto figurava Maira, condannato nel 1986 dal tribunale di Agrigento per i rati di traffico di droga in contesto associativo e armi.Livatino ottenne che venisse inflitta la condanna più dura, condanna che insieme con quelle degli altri accoliti ne decretarono l'uccisione.Nel 1997 la Corte di Assise di Appello di Palermo conclamò il ruolo dello stesso nel gruppo degli “Stiddari”, come già delineato nella sentenza del 1996 della Corte di Assise di Agrigento “Alletto Croce +77”, condannandolo ad anni 5 di reclusione per il reato di cui all’art. 416 bis.Il tribunale di Palermo ha stabilito per Maira una pericolosità sociale retrodatata agli Anni ’80, ovvero quando appunto iniziò a commettere crimini di particolare gravità. (Segue). Fonte LaPresse 12 MAG 21
Mafia, ad Agrigento sequestro beni a 2 fratelli: Livatino ottenne dura condanna-2-
Milano, 12 mag. (LaPresse) - Maira è considerato personaggio di primo piano nel panorama delinquenziale della provincia agrigentina, circostanza questa che ha agevolato il sodalizio col fratello Giuseppe nella riscossione dei crediti dalle proprie vittime, per il timore di gravi ritorsioni.Mafioso ante litteram, ha militato già negli Anni ’80 nella 'Stidda', clan notoriamente contrapposto a 'Cosa Nostra', potendo la cosca disporre a Canicattì di una nutrita e pericolosa cellula, di cui appunto egli faceva parte.Per conto del suo 'Paracco', cioè 'Ombrello', così chiamato in gergo dagli 'Stiddari' la frangia territoriale, si occupava del traffico di droga e delle rapine, fece parte di un commando che nel novembre 1983 compì una rapina in un’armeria di Favara, ove furono trafugate diverse armi, e anche di altro gruppo di rapinatori che nello stesso periodo trafugò 27milioni di lire nel corso di un rapina compiuta presso una banca di Palma di Montechiaro, dopo aver immobilizzato la guardia giurata ed averle sottratta la pistola. Una delle armi trafugate nell’armeria e quella della guardia giurata furono poi rinvenute nell'aprile del 1984 dalle forze dell’ordine nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione, motivo per il quale fu tratto in arresto.Fu quello che del 'Paracco' prese la condanna più pesante, che scontò fino all’anno 2004. Fonte LaPresse 12 MAG 21
