Kalashnikov, solo il nome fa rabbrividire. E il fuoco che esce da uno dei mitragliatori più tristemente famosi nel mondo ha già marchiato, nel Ferrarese, quattro feroci agguati. Innanzitutto, anche se ultimo in ordine di tempo, quello di via Traversagno quando, la sera del 3 marzo 2001, la pioggia di piombo dei kalashikov si riversò su una pattuglia dei carabinieri. Poteva essere una strage. Non lo fu per un miracolo anche se comunque una scheggia dei proiettili colpì a un occhio il giovane appuntato Roberto Periccioli che il prossimo 12 febbraio avrà in tribunale il primo confronto con Ivan Giantin, il bandito padovano legato alla malavita del Brenta, ora in carcere sotto strettissima osservazione, accusato di avere quella sera usato il kalashnikov. Giantin, 29 anni, ex autista del boss Felice Maniero, è particolarmente legato alla cosiddetta banda dei giostrai veneti. Porta invece la data del 12 novembre 1997 il primo agguato, nella nostra zona, firmato dai colpi di kalashnikov. Il mitragliatore fu usato a Mesola da un commando mai identificato (anche se gli inquirenti parlarono di gente che veniva dal Veneto) che alle 7 di sera svaligiò la gioielleria del Mercatone Uno. Poco meno di tre mesi dopo, il 7 febbraio 1998, gli spari del mitragliatore echeggiarono al Billa di Ferrara. Tra i malviventi che la polizia arrestò, due pregiudicati padovani. Ancora linghe di fuoco da kalashnikov per un colpo da 16 miliardi di vecchie lire che fu messo a segno il 20 marzo di quello stesso anno. I rapinatori - poi fuggiti - assalirono un furgone della Battistolli di Vicenza sul ponte del Po in A13.
