ROMA, 12 OTT - Sulla facilità di prelevare una arma dal Poligono di Tiro di Roma, dalla quale Claudio Campiti nel dicembre scorso ha portato via la pistola utilizzata per la strage di Fidene, emerge un precedente che le parti civili hanno messo nero su bianco nella istanza con cui chiedono al gup di ammettere come responsabili civili il ministero dell'Interno, quello della Difesa e il Tiro a Segno Nazionale a cui spetta, a detta dei legali, potere di vigilanza sul Poligono. Le parti mettono in risalto un episodio avvenuto nel febbraio del 2022, 10 mesi prima, quando un uomo aveva inserito nell'app della polizia una segnalazione relativa alla volontà di recarsi in Vaticano utilizzando un'arma che avrebbe prelevato al tiro a segno, dove è stato intercettato da una pattuglia del commissariato Ponte Milvio. Alcuni giorni dopo, secondo quanto emerge dall'istanza, un ispettore ha scritto una relazione di servizio diretta al dirigente del commissariato. Una segnalazione a cui è stato allegato il regolamento del Tiro a Segno nazionale e il 21 febbraio il primo dirigente ha segnalato alla questura che ''l'ingresso e l'uscita non sono vigilati e l'armeria dove si ricevono le armi si trova in prossimità dell'uscita e ciò renderebbe molto facile a malintenzionati portare via dal poligono le armi e le munizioni appena ricevute". Sul pinto il dirigente metteva in luce che "per evitare questo rischio la direzione potrebbe consegnare e ritirare armi e munizioni direttamente sulla linea di tiro", in base a quanto emergenza dell'istanza. Una segnalazione rinviata anche il 26 agosto chiedendo una risposta non avendo ricevuto alcun riscontro. Per i legali questa segnalazione di febbraio avrebbe potuto evitare la strage. Sulla richiesta il gup si è riservato di decidere. Fonte ANSA 2023-10-12
Strage Fidene: parti civili,citare ministeri Interno e Difesa
Roma, 12 ott. - Le parti civili ammesse nel procedimento - 36 in tutto - che vede imputato Claudio Campiti - l'uomo che l'11 dicembre 2022 ha aperto il fuoco durante una riunione del consorzio Valleverde in un gazebo di via Monte Gilberto, a Fidene, a Roma, uccidendo quattro donne: Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi, Sabina Sperandio e Fabiana De Angelis - hanno chiesto di chiamare come responsabili civili il ministero dell'Interno, quello della Difesa e il Tiro a Segno Nazionale - sezione di Roma che avevano funzioni di controllo sul poligono. Le parti civili, ammesse oggi, fra cui familiari e amici delle vittime, hanno sottolineato con la loro richiesta come la sottrazione dell'arma dal poligono di Tor di Quinto non fosse il primo caso avvenuto e che quindi addetti e vertici del poligono, dell'Unione italiana Tiro a segno e i ministeri della Difesa e dell'Interno si sarebbero dovuti attivare. In particolare, il dicastero della Difesa viene chiamato in causa dalle parti civili perche' l'Unione italiana Tiro a segno e' sottoposta alla vigilanza del ministero e non avrebbe ottemperato all'obbligo di garantire la sicurezza omettendo di esercitare il suo potere, causando, secondo le parti civili, una "situazione di pericolo durata per anni".Del ministero dell'Interno, le parti civili individuano la competenza per quanto attiene ai compiti di pubblica sicurezza nell'utilizzo delle armi. Nell'istanza si fa riferimento in particolare a un fatto avvenuto nel febbraio 2022 quando un uomo aveva inserito nell'app della polizia una segnalazione relativa alla volonta' di recarsi in Vaticano utilizzando un'arma che avrebbe prelevato al tiro a segno, dove e' stato intercettato da una pattuglia del commissariato Ponte Milvio e tre giorni dopo un ispettore aveva redatto una relazione di servizio diretta al dirigente del commissariato. Una segnalazione a cui veniva allegato il regolamento del tiro a segno nazionale e il 21 febbraio il primo dirigente segnalava alla questura che "l'ingresso e l'uscita non sono vigilati e l'armeria dove si ricevono le armi si trova in prossimita' dell'uscita e cio' renderebbe molto facile a malintenzionati portare via dal poligono le armi e le munizioni appena ricevute". E per questo il dirigente segnalava che "per evitare questo rischio la direzione potrebbe consegnare e ritirare armi e munizioni direttamente sulla linea di tiro". Una segnalazione inviata via Pec il 21 febbraio e che il dirigente aveva trasmesso anche il 26 agosto sollecitando una risposta non avendo ricevuto alcun riscontro. A giudizio delle parti civili, la segnalazione del febbraio 2022 e il sollecito di agosto avrebbero potuto impedire la Strage avvenuta poi il successivo 11 dicembre. La prossima udienza e' fissata al prossimo 16 ottobre. Fonte AGI 12 OCT 23
Strage Fidene: ammesse 36 parti civili a processo
Roma, 12 ott. - Sono 36 le persone che si sono costituite come parti civili nel processo che vede imputato Claudio Campiti, l'uomo che l'11 dicembre del 2022 ha aperto il fuoco durante una riunione del consorzio Valleverde in un gazebo di via Monte Gilberto, a Fidene, a Roma, uccidendo quattro donne: Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi, Sabina Sperandio e Fabiana De Angelis. Oltre ai familiari delle vittime, ai feriti, oggi alcuni di loro presenti in aula, sara' parte civile anche il consorzio. Nell'inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinata dal pm Giovanni Musaro', vengono contestate a Campiti le accuse di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, di tentato omicidio di altre cinque persone sedute al tavolo del consiglio di amministrazione del consorzio e di lesioni personali derivate dal trauma psicologico subito dai sopravvissuti. Oltre che per Campiti la procura ha chiesto il processo anche per il presidente della Sezione Tiro a Segno Nazionale di Roma e un dipendente addetto al locale dell'armeria del poligono di tiro di Tor di Quinto a Roma dove l'11 dicembre Campiti prese l'arma utilizzata poi per compiere la Strage. Entrambi - accusati di reati omissivi -, hanno pero' scelto di rinunciare all'udienza preliminare andando direttamente a giudizio con la prima data del processo fissata nel 2024. Fonte AGI 12 OCT 23
