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MILANO:Le mani della mafia sui vigilantes milanesi

Le mani della mafia sui vigilantes milanesi

 

Andrea Sparaciari 14 ORE 8010

Appalti pubblici assegnati senza gara e prolungati sine die per colpa della burocrazia. Una valanga di contanti, frutto di fatture false e rimborsi iva inesistenti, che finiscono dritte ai familiari dei mafiosi della famiglia Laudani, il braccio armato di Nitto Santapaola, detenuti in carcere. E ancora, accordi di cartello, consorzi di cooperative nate da fusioni, incorporazioni e cessioni di rami d’azienda che aprono e chiudono, rapporti stretti e discutibili con Regione Lombardia e le sue società.

È lo spaccato del mondo della sicurezza privata sul quale sta tentando di gettare un po’ di luce l’inchiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Milano, guidata da Ilda Boccassini, del 15 maggio scorso per la quale sono state arrestate 15 persone.

In manette con le accuse di associazione a delinquere, favoreggiamento e corruzione, sono finiti imprenditori, faccendieri e dipendenti del Comune di Milano. Tra questi, anche i fratelli Nicola e Alessandro Fazio, due nomi assai noti nella galassia della vigilanza privata, perché titolari del gruppo Securepolice, la società che ha in mano la sorveglianza di magazzini e supermercati Lidl, del tribunale di Milano – insieme a GF Protection e Allsystem – e delle sedi dell’Inps della Lombardia.

Securpolice e Allsystem erano già assurti all’onore delle cronache il 9 aprile 2015, quando Claudio Giardiello entrò nel Palazzo di Giustizia di Milano con una pistola e uccise l’ex socio Giorgio Erba, l’avvocato Lorenzo Claris Appiani e il magistrato Fernando Ciampi. “Come è stato possibile far passare una pistola al metal detectori?” si chiesero in molti.

14/04/2015, Milano, camera ardente per commemorare due delle tre vittime della strage a Palazzo di Giustizia: il giudice Fernando Ciampi e l’avvocato Lorenzo Claris Appiani uccisi entrambi da Claudio Giardiello. AGF

Si scoprì che dal punto di vista della sicurezza, il palazzo era un colabrodo, metal detector fuori uso, sniffer antiesplosivo inesistenti, personale non armato sostituito con semplici custodi.

Carenze riconducibili all’appalto predisposto nel 2010 dal Comune di Milano sotto la giunta Moratti (cioè dal centro-destra) del valore di 8.161.117 euro, nel quale il numero delle guardie armate era stato ridotto all’osso per risparmiare.

Un appalto che dopo la strage fece molto discutere, ma sul quale poi calò il silenzio.

Varata nel 2010, aggiudicata nel 2011, ma entrata in vigore solo nel 2013, dopo un ricorso al Tar, la gara per la sicurezza era stata vinta dalla Allsystem e dalla Union Delta.

Tuttavia, dopo solo sei mesi si scoprì che Union Delta doveva un paio di decine di milioni al fisco, quindi decadde.

Il ramo d’azienda e la titolarità dell’appalto vennero allora assorbiti dalla società GF Protection, di proprietà di Adriele Guarneri (un ex candidato alle elezioni del 2008 della Destra di Daniela Santanché, noto nell’ambiente per il passato nelle forze dell’ordine e l’amore per i busti di Benito Mussolini) e di Alessandro Fazio (che finirà in manette per i soldi dati al clan).

L’11 giugno 2014 anche GF Protection passa di mano e contestualmente vende il ramo d’azienda che opera nel tribunale e nelle sedi Inps (un altro affare da 4.4 milioni): Guarneri attraverso la ASC Consulting Srl compra per 400 mila euro il 50% di GF Protection che era nelle mani di Alessandro Fazio, il quale lo cede attraverso la FG Corporate Srl.

Il giorno stesso, GF Protection vende a Securpolice Servizi Fiduciari Srl di Antonio Presti il ramo d’azienda con appalti annessi. Dalle indagini dei magistrati risulterà che Alessandro Fazio è il vero proprietario anche della Securpolice, perché detenuta dalla Estate Solution, la quale a sua volta è controllata dalla Impresa Facile. Tutte società facenti capo allo stesso Fazio e che finiranno nell’inchiesta.

Quindi Fazio vende tutta GF a Guarneri per poi rilevare pochi minuti dopo da Guarneri il ramo d’azienda.

Ma Fazio possiede anche un’altra società di vigilianza, la Security Team, presieduta dall’ex carabiniere Roberto Donzelli, già socio di Guarneri in GF protection. Per i giudici, solo attraverso questa società, Fazio avrebbe emesso false fatture per 310.955 euro, tutti fondi neri che sarebbero finiti ai clan.

Insomma, un tourbillon di cessioni e acquisizioni che però non fa suonare alcun campanello d’allarme. Dopo l’attentato di Giardello, scoppia la polemica sui controlli e Securpolice e Allsystem si rimpallano le responsabilità. A far crescere il clamore, il fatto che le stesse società si erano appena aggiudicate senza gara il maxi appalto da oltre 20 milioni per la sicurezza di Expo (che avrebbe aperto i battenti pochi giorni dopo).

Ora, si potrebbe pensare che se due società di sicurezza finiscono nei guai perché un soggetto è riuscito a entrare armato in un tribunale e a far fuori tre persone, quantomeno si vedano ritirare l’appalto. Ma sarebbe sbagliato, perché non solo l’affidamento del 2010 resta in vita fino alla naturale scadenza nel 2015, ma da allora viene prolungato senza gara per altri due anni.

Dal 15 settembre 2015 la titolarità della sicurezza nei tribunali italiani è passata dai comuni alle singole procure, che però devono attenersi alle norme e alle gare nazionali dettate della Consip, cui spetta il compito di scrivere la convenzione che fissi i costi minimi per poi indire le gare.

Sfortunatamente la convenzione Consip si è arenata per un ricorso al Tar, quindi tutti i tribunali italiani sono stati costretti a prorogare gli affidamenti esistenti. Così la procura di Milano ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, tenendosi gli uomini di Securpolice e Allsystem nel palazzo di via Freguglia.

Un dettaglio che nei corridoi del tribunale in molti hanno sottolineato a mezza bocca quando sono scattati gli arresti, visto che la stessa Boccassini aveva denunciato come l’indagine fosse stata danneggiata da una deleteria fuga di notizie originata da una “talpa” che “aveva visionato direttamente il fascicolo” nel suo ufficio.

Particolare ancora più inquietante è che ad avvertire gli altri indagati dell’indagine in corso fosse stato proprio Nicola Fazio.

In pratica: uno dei proprietari della società che fa sicurezza nel tribunale di Milano, scopre di essere indagato e avverte i complici, perché qualcuno gli riferisce di aver letto il fascicolo nell’ufficio della Boccassini, che si trova nello stesso tribunale di Milano.

Palazzo di giustizia a parte, Securpolice (cioè Fazio) e la galassia di società riconducibili al gruppo GF (cioè Guarneri) negli anni hanno sempre avuto appalti pubblici, concessi loro assai spesso da società riconducibili a Regione Lombardia. Prendiamo Expo 2015: Securpolice è nell’Ati – sempre insieme a Allsystem – che si aggiudica l’affidamento da 20 milioni per la sorveglianza dei varchi durante l’Esposizione Universale.

Da notare, che come tutti i fornitori di Expo spa, anche Securpolice godeva della “white card”, la speciale “supercertificazione” rilasciata dalla prefettura che permetteva di saltare molti controlli antimafia e di accedere agli appalti attraverso una via privilegiata. Una certificazione, che alla luce dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, fa sorridere, se non piangere!

Ma i soldi da Expo spa, attraverso affidamenti in economia (cottimi fiduciari), Securpolice e GF Security iniziano a prenderli ben prima dell’apertura dei cancelli di Rho-Pero il 1° maggio 2015: solo per il periodo 24 giugno-31 ottobre 2013, per esempio, Securpolice riceve 101.536 euro per le guardie giurate al sito, mentre a GF Security ne vanno 101.432 per i vigilantes disarmati.

Per la vigilanza al cantiere, invece, alcuni mesi prima avevano ricevuto 97.584 euro Securpolice e 98.332 euro GF Security. Accanto a questi, risultano molti altri affidamenti minori, come i 25.000 euro dati a Securpolice per vegliare sull’ExpoGate o i 13 mila finiti a GF per la videosorveglianza in via Lambruschini.

Ma la vera mucca da mungere è la società del trasporto regionale Trenord, che concede sempre senza gara – e a volte in maniera del tutto illegittima – al gruppo GF di Guarnieri e Fazio oltre cinque milioni di euro in meno di cinque anni!

GF inizia a fornire personale per la custodia dei depositi a Trenord vincendo un primo bando il 31 maggio 2011 del valore di 380.000 euro. Da allora ne vincerà altri sette consecutivi, tutti affidamenti senza gara: 75.000 il 6 luglio 2011; 600.000 il 30 novembre 2011; 1.890.000 il 7 maggio 2012; 720.000 il 20 marzo 2013; 750.000 l’8 agosto 2013; 600.000 il 1° settembre 2014. Il tutto fa la discreta cifra di 5.015.000 euro.

Un sodalizio che andrà avanti indisturbato fino a metà del 2015, quando verrà guastato dalle polemiche che hanno travolto Trenord per le aggressioni a bordo treno. Dopo l’assalto col machete a un capotreno nella stazione di Villapizzone, l’11 giugno 2015, Trenord e il presidente lombardo Bobo Maroni sono costretti a correre ai ripari e lanciano un nuovo programma di sicurezza: il “Security team”.

Annunciano urbi et orbi che presto i treni viaggeranno protetti da 150 agenti privati i quali assicureranno “una scorta straordinaria sui treni e nelle stazioni”. Ma l’operazione costa, più personale significa più spese, quindi Trenord e Pirellone stanziano 7 milioni di euro. E indovinate chi viene scelto per fornire il personale? GF Protection.

Ad accendere i riflettori sul caso sarà il Segretario nazionale del Savip, Sindacato autonomo vigilanza privata, Vincenzo del Vicario, il quale, sottolineando come l’azienda voglia risparmiare pagando poco personale non qualificato, invece di assumere guardie giurate professioniste che hanno un costo del lavoro molto più elevato (stessa storia del tribunale), inizia una lotta furibonda con Trenord, Ferrovienordmilano e Regione Lombardia. Uno scontro che coinvolgerà anche l’Anac di Cantone.

Per Del Vicario dell’appalto che lega Trenord e GF Protection non vi è alcuna evidenza pubblica né sui siti di Regione, né di Trenord, né di Anac, contrariamente a quanto prevede la legge. Per mesi la società di trasporto si rifiuterà di spiegare a quanto ammonti l’appalto e se l’affidamento a GF Protection fosse avvenuto con gara o in maniera diretta.

Alla fine, si scoprirà che di gare non se n’erano mai viste; che GF Protection aveva “vinto” la fornitura dei 150 vigilantes tramite una procedura negoziata del valore di 750 mila euro per soli quattro mesi; che la firma del contratto risaliva al 31 agosto 2015, cioè a prima del lancio di Security Team; e che i soldi usati erano stati dirottati dai fondi stanziati per un appalto dell’anno precedente, poi bloccato dal Tar.

Se a tutto ciò si aggiunge che per espletare l’esercizio delle “attività di sicurezza sussidiaria in ambiti ferroviari”, le norme (articoli 256 bis del Regolamento al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e 2 e 3 del Decreto 15 settembre 2009, n. 154) prevedono che gli agenti debbano avere speciali abilitazioni e licenze, e che il personale di GF ne era del tutto sprovvisto, si comprende come l’intera operazione fosse fuori legge.

Morale: tutto viene annullato e Trenord fu costretta a indire un vero bando da 9,8 milioni, poi vinto dalla Allsystem…

Gli inquirenti stanno ancora indagano per comprendere come abbia potuto Securpolice vincere tanti affidamenti. Tuttavia, nell’ordinanza è riportata un’intercettazione che aiuta a comprendere quanto Regione Lombardia sia permeabile al malaffare. È 15 marzo 2017 quando il faccendiere Domenico Palmieri – un ex dipendente della Provincia di Milano assoldato dalla supposta consorteria mafiosa per procacciare affari – riferisce ad Alessandro Fazio di aver appena saputo che entro aprile il Pirellone avrebbe bandito una gara per i servizi di guardia armata.

Palmieri “si impegnava così a fornire a Fazio tutto il necessario affinché potesse partecipare alla gara”, scrivono i giudici, e “rivelava di avere a sua disposizione un membro della commissione aggiudicatrice della gara, una donna di sua fiducia, peraltro chiamata a fare parte del predetto organismo dal presidente della commissione in persona”. Capito come funzionava?

Fonte businessinsider.com >>>

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