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ROMA: Guardia giurata uccisa a Roma, pg chiede l'ergastolo per mandante e killer

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Guardia giurata uccisa a Roma, pg chiede l'ergastolo per mandante e killer

16 Febbraio 2017

Anche per il Pg Antonio Sensale, l'imprenditore Vincenzo De Caro è il mandante, e Marco De Rosa e Stefano Fedeli gli esecutori materiali dell'omicidio della guardia giurata Giuliano Colella, freddato da numerosi colpi di pistola nel marzo 2014 a Roma. Per questo, secondo il rappresentante della pubblica accusa, meritano la conferma della condanna all'ergastolo per omicidio volontario premeditato pronunciata nei loro confronti in primo grado in Corte d'assise. Con al requisitoria e l'intervento dei legali di parte civile, è iniziato oggi il processo d'appello davanti alla I Corte d'assise d'appello di Roma.

Era il 27 marzo 2014 quando, poco prima delle 20, in via Rocca Cencia, nella periferia est romana, in un piazzale dove c'è un ex compattatore dell'Ama, il conducente di un autobus vide scendere da un'autovettura una persona, poi fatta a segno di alcuni colpi di pistola. Il conducente chiamò i carabinieri, così come fece anche una donna che era andata a prendere le figlie al capolinea dell'autobus. I militari identificarono in Giuliano Colella la vittima. Dall'esame del suo telefono e dalle dichiarazioni della moglie, le indagini furono indirizzate su De Caro prima, e su De Rosa e Fedeli successivamente. Gli investigatori si convinsero che De Caro fosse il mandante e gli altri due gli esecutori materiali dell'omicidio (una svolta alle indagini la diedero anche due intercettazioni ambientali).

Per quanto riguarda il movente, lo stesso sarebbe fu fatto risalire alla pressante esigenza della famiglia di Colella di recuperare un credito vantato al fine di bloccare la vendita della casa di famiglia. Portati a processo, De Caro, De Rosa e Fedeli nel dicembre 2015 furono condannati all'ergastolo dalla III Corte d'assise di Roma. Oggi, l'inizio del processo d'appello con la richiesta di conferma della sentenza pronunciata in primo grado. «In questo processo - ha detto il Pg - i dati essenziali sono pochi, ma tutti contrari ai tre imputati. L'origine del credito vantato non sappiamo con certezza quale sia stato. Sappiamo però che Colella era diventato una croce per De Caro, lo si vede dalle intercettazioni; e l'unico modo per frenare queste pressioni era quello di ucciderlo». Il prossimo mese ci saranno le due ulteriori udienze che porteranno alla sentenza.

Fonte: IlMessaggero>>>