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GUIDONIA:La Magliana e la maledizione del caveau

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La Magliana e la maledizione del caveau

 

Scomparsi tre dei sei banditi del colpo alla Sicurlazio vicino a Roma Il titolare: «Il Padre eterno c’è». Il bottino era stato di quasi 7 milioni

È stata una rapina milionaria però maledetta. La notte del dicembre 2012, nelle campagne attorno a Roma c’erano sei banditi nel caveau della Sicurlazio, società di vigilanza privata. Ne sono morti tre. Nei due anni a seguire. Uno dopo l’altro. Il primo a non farcela nell’ottobre 2013 è stata l’ex guardia giurata Cesare Pianura, andato in pre-pensionamento poco prima dell’incursione. Nel maggio dell’anno dopo estrema unzione al capo Gianfranco Urbani, ex della banda della Magliana conosciuto come "er Pantera" e ribattezzato «Zio» per riconoscergli carisma ed esperienza. E tre mesi dopo ultimo saluto a Roberto De Conciilis. Gli altri rimasti in vita - Giampolo Marconi, Ernesto De Conciliis e Stefano La Penna (la guardia giurata che era in servizio e ha aperto ai malviventi)- è probabile che cerchino di vincere la brutta leggenda con gesti scaramantici. Tanta notorietà sembra abbia portato in dote sciagure fatali. Un po’ come quei tesori dell’archeologia che ci sono ma non si devono toccare perché circondati da mistero malvagio.

Non c’è dubbio: il colpo che i sei hanno messo a segno sarà ricordato nella storia criminale romana. Nella notte tra il 22 e 23 dicembre hanno svuotato il cavaeu dell’istituto sulla via Palombarese, al chilometro 17.800, nel territorio di Guidonia. Il bottino ha fruttato 6 milioni e 800 mila euro. Solo 1,5 milioni recuperati dagli investigatori di Squadra mobile e Commissariato di Tivoli. L’allora dirigente dell’Antirapina Andrea Di Giannantonio (oggi a capo della Omicidi) non ha mai mollato un attimo. Senza sosta lui e i suoi uomini hanno cercato tracce dei banditi. E soprattutto dei soldi. Tenacia che è stata ripagata. Il primo indizio risale al 18 marzo 2013. Intercettato, la guardia infedele Stefano La Penna ricarica vocalmente un’utenza telefonica, quella che la banda conosceva per comunicare ma non la sapeva la polizia. Secondo le indagini, lui ha aperto ai banditi, ha fornito la combinazione segreta che è servita ad aprire il forziere e poi si è fatto legare come una salsiccia. Quel telefono è l’apripista. Gli arresti avvengono in due riprese, nel maggio 2013 e nel febbraio dell’anno successivo, anche dei fiancheggiatori accusati di aver speso parte del denaro. Durante le perquisizioni è stato trovato il milione e mezzo rimasto del maloppo e il furgone usato per raggiungere e scappare dalla ditta.

Con sentenza del 3 febbraio scorso la società è fallita. L’assicurazione britannica pare non voglia risarcire e il presidente della Sicurlazio, Luigi Bardelli, imprenditore aretino di 82 anni, è andato a gambe all’aria. «Il capo Gianfranco Urbani è morto? Umanamente mi dispiace e mi inchino sempre di fronte alla morte. Ma alla fine il Padre Eterno è giusto. Ne sono morti altri due? È ancora più giusto, io credo nella giustizia divina. Praticamente - dice Bardelli - la banda della Magliana mi ha rovinato e ora vivo dai parenti di mia moglie, in Maremma. Mi ero esposto con i miei beni, avevo bisogno di soldi e dopo il fattaccio le banche mi hanno spolpato. Fatturavamo fino a 5 milioni di euro l’anno, avevamo una bella clientela, circa 250, e cento guardie alle dipendenze. L’assicurazione di Londra - spiega - non vuole pagare. Sembra sostenga che c’erano due porte blindate quando invece nelle sue raccomandazioni ne era stata richiesta una soltanto. Peccato però che l’indicazione cozzi con la legge italiana che ne prevede due. L’assicurazione non hai mai chiarito e noi siamo andati avanti». Ora il contenzioso legale è affare del curatore fallimentare l’avvocato Mara Intorcia.

Fabio Di Chio

FONTE ILTEMPO 22/05/2016 >>>

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