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GUIDONIA: Il cecchino preparava la strage da un mese

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Nel terrazzo sopra il suo appartamento aveva allestito un vero e proprio bunker con filo spinato, sacchi di sabbia, benzina e postazioni per sparare Il cecchino preparava la strage da un mese

Il killer di Guidonia era stato congedato dall’esercito perchè soffriva di crisi depressive. Ha sparato almeno 50 proiettili

Roma Non un raptus di follia, non un gesto dettato da angoscia e disperazione ma un'azione preordinata e studiata con determinazione. Angelo Spagnoli, di 52 anni, che sabato sera a Guidonia ha ucciso un uomo e ferito otto persone, secondo gli investigatori di polizia e carabinieri, preparava un gesto eclatante da almeno un mese.

A questa conclusione sono arrivati gli inquirenti dopo i sopralluoghi nella palazzina dove abitava l'ex ufficiale del Genio, anni fa congedato anticipatamente dall'Esercito perché soffriva di crisi depressive. Un pensionamento che, per gli investigatori, gli ha creato una sorta di choc nella mente.

Il cecchino aveva realizzato nella terrazza della sua abitazione una sorta di bunker che avrebbe dovuto essere teatro dell'azione clamorosa. Nel terrazzo c'era una trincea da campo di guerra. Il bunker era circondato da filo spinato, sacchi di sabbia alternati a barili di benzina e postazioni per sparare.

La porta del terrazzo condominiale era stata sbarrata e per accedere al fortino aveva messo dieci trappole esplosive, che Spagnoli poteva azionare con tiranti di acciaio numerati che avrebbero fatto esplodere una carica composta da proiettili calibro 12. Tutto ciò, dicono ora gli investigatori di Tivoli e Roma, non poteva essere fatto in una sera. Forse sabato Spagnoli stava facendo la prova di un lanciafiamme artigianale che ha fatto divampare un incendio nel balcone, tanto da far accorrere alcuni automobilisti che passavano casualmente di lì, come la vittima, Pino di Gianfelice, che era con la moglie, rimasta ferita e che si era fermata per dare aiuto, e i pompieri. Ed allora, ha preso pistola e carabina, e ha cominciato il folle tiro a segno su chi si avventurava, con una carabina a ripetizione con un puntatore laser, una pistola 357 Magnum a canna lunga ed un fucile calibro 12 con canna sovrapposta.

Armamentario e munizioni per fare una mattanza tanto che dai colpi esplosi gli investigatori hanno stabilito che ha poteva uccidere 17 persone, tra passanti e forze dell'ordine, oltre a quella che ha ammazzato, sparando contro almeno 50 proiettili.

Quando, dopo oltre un'ora e mezza di trattativa con le forze dell'ordine che avevano assediato la casa, Spagnoli, ancora fornito di munizioni, si è arreso a due carabinieri e ad un poliziotto, ha detto: «Mi dispiace per quello che ho combinato, voi non potete capire, non potete immaginare». E mentre lo portavano via ha aggiunto: «Anch'io ho una divisa come voi», come a voler dire di essere sempre un soldato.

Ora Spagnoli è in una cella del carcere di Regina Coeli, guardato a vista. E in ospedale c'è una guardia giurata, Luigi Zippo, in coma, con il cranio trapassato da un proiettile, mentre stamani è ieri è stata operata alla milza la compagna dell'uomo di 46 anni, Pino di Sanfelice, ucciso da Spagnoli.

Tra chi è passato sabato sera in via Fratelli Gualandi era come se fosse capitato in un film dell'orrore, con quei corpi stesi a terra feriti e il sangue sulla strada. Come la figlia della vittima: «Sembrava un film dell'orrore; c'era sangue sulla strada, colpi d'arma da fuoco a ripetizione, gente che urlava. E il corpo di Pino disteso a terra in una pozza di sangue che gli usciva

Guidonia (Roma)Un morto, otto ...

Un morto, otto feriti, un paese di provincia, a pochi chilometri dalla capitale, cade improvvisamente nel terrore, resta per alcune ore completamente in balia di un cecchino che semina morte dal balcone.

È il capitano dell'esercito Angelo Spagnoli, 52 anni. L'ex ufficiale e tiratore scelto in pensione prepara la sua strage con estrema cura. Spagnoli è separato dalla moglie dal quale ha avuto una figlia. Sino a ieri sera non aveva dato segni di squilibrio. Né risulta che fosse in cura alla Asl che si trova proprio nella strada in cui abita, via Fratelli Gualandi, nei pressi di un centro commerciale situato tra Villalba e Bagni di Tivoli, una traversa di via Tuburtina.

L'uomo chiude la madre anziana nella cantina di casa. Sale sul balcone armato di pistola e carabina. Attira l'attenzione di vicini e forze dell'ordine, poi appicca il fuoco e inizia a sparare all'impazzata. Uccide un uomo, Giuseppe Gianfelice, 55 anni, il primo che aveva dato l'allarme. Alcuni agenti cercano di soccorrerlo, Spagnoli continua a sparare a raffica, sino ad esaurire tutte le munizioni, ferendo altre persone. Anche un medico che è accorso per aiutarli viene colpito dal cecchino.

I primi testimoni descrivono una scena drammatica. «Abbiamo visto della fiamme da un terrazzo di via Gualandi, abbiamo citofonato per avvisare. È sceso un signore e ci ha insultato gridandoci di farci i fatti nostri. Poi ha iniziato a gettare benzina sul fuoco. Noi abbiamo cercato di fermare il traffico e poi lui ha iniziato a sparare», ha riferito Margherita Gianfelice, la figlia di Stefania Piazzi e Giuseppe Gianfelice, la prima persona rimasta freddata dai proiettili. «Mia madre - ha detto piangendo, ricostruendo la drammatica dinamica - è stata colpita all'addome. Mio padre non so, è rimasto lì, non riescono a portarlo via perché questo matto continua a sparare».

I Nocs, il nucleo speciale della polizia, si prepara all'intervento. Non servirà il loro blitz.

Filippo Lippiello, sindaco di Guidonia , ventimila abitanti, si precipita sul posto, disperato. «Questo gesto è frutto di un atto di pazzia», racconta. E poi, straziato dall'impotenza: «Si è costretti ad assistere inermi».«La persona non ha sparato a caso - spiegano il questore di Roma Marcello Fulvi ed il comandante provinciale dei carabinieri Vittorio Tomasone -. Ha colpito alla testa, ha mirato. Era un professionista, un ex ufficiale dell'esercito. L'uomo non appariva né ubriaco e neppure alterato dalla droga, ma una persona instabile».

L'orribile spettacolo si conclude dopo poco, il bilancio è tragico. Un'ora di autentica follia, la vittime è una. Alcuni feriti, però, versano in gravi condizioni. Spagnoli si arrende, convinto da due carabinieri e un poliziotto. Sono finite le munizioni. Sale sull'auto che lo porterà in caserma, continua ad urlare la sua vendetta. Gli artificieri trovano delle mine in casa, ma non c'è pericolo. Il sindaco Lippiello non si dà pace: «Spagnoli lo conoscono un pò tutti quelli della sua età e lo ricordano come un ufficiale dell'Esercito in pensione, non come una persona strana». Fino a questa notte, quando si è trasformato nel cecchino che tenuto in scacco mezzo paese. Prima di andare a vivere in via Gualandi, Spagnoli aveva vissuto parecchi anni nella vicina frazione di Guidonia Montecalio.

Si barrica in casa e spara sui passanti: un morto e otto feriti

Preso il killer: tiratore scelto dell’esercito

Ha sparato dal terrazzo di uno stabile uccidendo una persona e ferendone otto prima di finire le munizioni e lasciarsi catturare. Tragedia della follia ieri sera a Guidonia (Roma): protagonista della drammatica vicenda Angelo Spagnolo, 52 anni, un ex tiratore scelto dell'esercito, che ha aperto il fuoco dal terrazzo della sua casa. L'ufficiale ha portato delle taniche di benzina sul terrazzo, ha dato fuoco e poi si è barricato nell'abitazione e ha cominciato a sparare come un cecchino contro passanti e forze dell'ordine.

LA POLEMICA

ROMA - Troppo facile avere un'arma per chi non è nelle condizioni psichiche di detenerla. A rinfocolare la polemica, la vicenda di Angelo Spagnoli. Il presidente della società italiana di psichiatria, Miano Bassi, chiede più attenzione e frequenza nelle visite di idoneità per il porto d'armi. Analoga la posizione di Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Anfs (Associazione nazionale funzionari di polizia). L'episodio di Guidonia, sostiene, «deve sollecitare l'attenzione del ministro dell'Interno e del capo della Polizia sull'esigenza di dare una svolta concreta sulla politica delle armi fino ad oggi praticata, rivedendo normative e circolari lassiste, spesso illegittime, che hanno consentito il proliferare degli armati sul territorio nazionale».

Purtroppo, aggiunge, «mentre gli operatori di Polizia ed i cittadini continuano a cadere sotto i colpi degli squilibrati armati, sulle esigenze collettive prevale il compromesso che, nelle stanze ministeriali, si è stretto tra armieri e super-burocrati».

Rincara la dose Vincenzo Del Vicario, segretario del Savip , il sindacato autonomo della vigilanza privata, che definisce «scandalosa la procedura per la verifica delle permanenza delle condizioni psico-fisiche dei possessori di armi che possono tenere a casa, con le relative munizioni, senza dover superare alcun accertamento medico».

Ma cosa dice la normativa sul porto d'armi? Per ottenerlo per difesa personale è necessario essere maggiorenni ed avere una «ragione valida e motivata» che giustifichi il bisogno di andare armati. L'autorizzazione, rilasciata dal prefetto, ha validità annuale. Alla richiesta si deve allegare, tra l'altro, la certificazione comprovante l'idoneità psico-fisica, rilasciata dall'Asl oppure dagli Uffici medico-legali militari o della polizia.

Occorre inoltre la documentazione o autocertificazione relativa al servizio prestato nelle forze armate (è il caso di Spagnoli) o nelle forze di polizia oppure un certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una sezione di tiro a segno nazionale. Identica procedura deve essere seguita per il rinnovo annuale.

FONTE "IL GAZZETTINO" NAZIONALE 5 NOVEMBRE 2007