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VERONA:Catullo, profondo rosso in pista A fine anno perdite per 19 milioni

Catullo, profondo rosso in pista A fine anno perdite per 19 milioni >>>

Si aggravano i conti della società. Il presidente Arena: «Mix di fattori negativi, occorre il sostegno dei territori. Da rinegoziare debiti a breve per 45 milioni»  Nuove rotte dall'aeroporto Catullo Da Verona si vola a Cancùn e L'Avana . VERONA — Dopo anni di bilanci in rosso e perdite vicine ai cinque milioni di euro (il 2010 si chiuse con un buco di 6,3 milioni), si sperava che i conti della Catullo spa (società che gestisce gli aeroporti di Verona e Brescia) avessero già mostrato il peggio. Così non era: «Il 2011 - fa sapere il presidente Paolo Arena - terminerà con una perdita vicina ai 19 milioni di euro». Un disastro, che è stato fotografato ufficialmente venerdì, nel cda che ha approvato la semestrale. Il risultato gestionale della prima metà di quest’anno evidenzia una perdita di 8,8 milioni di euro, in peggioramento di 2,4 milioni rispetto alla perdita di 6,4 milioni registrata nei primi sei mesi del 2010. A questo bisogna aggiungere 7,1 milioni di poste straordinarie. «Si tratta dell’anticipo fiscale che potremmo continuare a segnare come voce positiva, se fossimo convinti di tornate all’utile in tempi rapidi. Riteniamo però di non poter raggiungere i requisiti richiesti dalla legge, perciò anche questa somma va iscritta a bilancio come uscita». Il rosso dei primi sei mesi raggiunge perciò i 15,9 milioni e ogni giorno che passa gli scali di Verona e Brescia (in realtà la malattia più acuta è proprio Montichiari, che è praticamente inutilizzato) continuano a bruciare denaro: a fine anno si arriverà perciò al record di 19 milioni di perdite.

«L’elemento positivo - dice Arena - è che il secondo semestre sarà molto meno negativo del primo». Una consolazione che chiaramente non basta. «Non eravamo obbligati a redigere una semestrale - spiega il presidente -ma abbiamo voluto far luce fino in fondo su quella che è la situazione attuale. La chiarezza è essenziale per consentire ai soci di prendere le opportune decisioni». Arena è stato nominato presidente lo scorso 27 giugno e i conti che illustra sono l’analisi di ciò che ha ereditato. Il risultato negativo deriva senz’altro dall’inattività di Brescia (scalo che sopporta tutti i costi di un aeroporto funzionante ma che non genera nessun ricavo), ma anche dai risultati di Verona, peggiori delle attese. «I passeggeri sono aumentati del 12,8% e del 6,9% a livello consolidato, togliendo cioè i voli Ryanair trasferiti da Brescia a Verona, ma il segmento low cost ha generato marginalità inferiori rispetto alle attese». La sfortuna ci ha messo del suo: lo scalo di Verona è il secondo per importanza nel settore charter a livello nazionale e le turbolenze politiche scatenate dalla «Primavera araba» hanno fatto crollare i voli per Egitto e Tunisia. Inoltre l’opera di efficientamento del personale procede a rilento e nel frattempo gli interessi sui mutui pagano l’effetto spread. «Abbiamo 45 milioni di debiti con scadenza a breve che vanno assolutamente rinegoziati nel medio lungo periodo ». Per uscire dal pantano e rendere sostenibile l’attività dei due scali, Arena punta sul nuovo piano industriale 2011-2020 e su quello che definisce il «modello Puglia».

«Questo cda - fa sapere - ha approvato una relazione dello studio Pavesi per consentire l’ingresso dei soci bresciani nel capitale sociale. Lunedì invieremo il documento ai soci e a quel punto aspetteremo le loro valutazioni». Ottenuta la firma dell’accordo tra Brescia e Verona (nessuna previsione sui tempi, l’essenziale è arrivare a condividere il piano), Arena non vede all’orizzonte alleanze né con Sea né con Save. «Credo che sia molto utile dialogare ed evitare la concorrenza spietata, sia con Milano sia con Venezia, e la scelta sulle alleanze spetta ai soci e non al cda. La priorità per noi è comunque la valorizzazione del territorio. In Puglia gli aeroporti sono cresciuti, perché sono stati sostenuti dai territori e altrettanto dobbiamo fare noi». Verona, Brescia, Mantova, Vicenza, Trento, Bolzano: questa è la catchment area degli aeroporti del Garda, la zona su cui incidono. «Ogni milione di passeggeri - sottolinea Arena - genera un indotto di almeno 200 milioni di euro. Questo è il dato che non bisogna mai dimenticare quando si parla di aeroporti e per questo chiediamo alle categorie e alle Camere di Commercio dell’area d’investire nell'aeroporto, sia entrando nel capitale sociale, sia fornendo un contributo di conoscenze e idee».

Davide Pyriochos

Verona 26 novembre 2011

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