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VERONA:Bloccati gli investimenti sul Catullo:

Bloccati gli investimenti sul Catullo: rischi per il piano di sviluppo >>>>

Effetti anche sulla Serenissima, Schneck: un cappio al collo. Appello ai parlamentari per far modificare la normativa

VERONA - Pessima sorpresa, da Roma, per chi opera in base ad una concessione governativa. Parliamo delle società autostradali (tra cui, ovviamente, anche la Serenissima e l’Autobrennero) e degli aeroporti (tra cui i due scali gestiti dalla Catullo SpA, quello di Verona Villafranca e quello di Brescia Montichiari). Un piccolo comma, nascosto tra le migliaia di righe del documento partorito dal governo, prevede infatti un «cambio delle regole» sugli ammortamenti, con un aggravio di spesa notevole per chi di concessioni vive. La nuova norma bloccherebbe ad un massimo dell’1 per cento annuo la quota di ammortamento dei beni devolvibili, ovverosia di quelli che la concessionaria di un servizio pubblico (autostrada o aeroporto) è obbligata a restituire allo Stato al termine del periodo di concessione. In questo modo, per ammortizzare un investimento si calcola che servirebbe un secolo. Ma la durata di tutte le concessioni è molto inferiore (quella per l’aeroporto di Montichiari, non ancora ufficializzata, è ad esempio per 40 anni). Ed ogni investimento nel settore, da oggi in poi, costerebbe quindi assai di più. Per far capire le dimensioni economiche della «novità », il presidente dell’autostrada Serenissima, Attilio Schneck, ha detto che, accumulandosi di anno in anno, la nuova norma rischia di costare alla società autostradale, nel 2026, la bella somma di 190 milioni di euro. Schneck l’ha definita senza mezzi termini «un cappio al collo». E la vicenda ha creato ovviamente molte preoccupazioni anche al neopresidente della Catullo Spa, Paolo Arena, che ieri ha dovuto affrontare questa «grana» tanto imprevista quanto sgradita. Arena ha fatto un paragone con quanto succede in tutti gli altri Paesi europei, dove, ha spiegato, «i piani tariffari vengono aggiornati per sostenere gli investimenti e il quadro concessorio non cambia per tutta la durata dello stesso: in questo modo le società di gestione possono pianificare, realizzare e ammortizzare gli investimenti infrastrutturali con certezza del loro ritorno economico». La stessa cosa, però, non accade in Italia dove al contrario, spiega il presidente del Catullo «il continuo mutamento del quadro normativo rischia di appesantire e rallentare ogni progetto di sviluppo, scoraggiando gli investimenti negli aeroporti nazionali. E nel caso in cui la manovra venisse attuata, si assisterebbe ad un'ulteriore variazione delle regole, oltre a quelle già avvenute in anni precedenti». Che fare, a questo punto? Arena lancia un appello a tutti i parlamentari del territorio, quelli veronesi ma anche quelli bresciani, trentini e mantovani. «Auspichiamo - dice il presidente - un'efficace azione dei parlamentari del territorio per un intervento (come già hanno fatto per garantire ai nostri aeroporti vantaggi competitivi) per evitare che queste modifiche incidano in maniera negativa sui bilanci della società aeroportuale». Insomma: fate in modo che Tremonti cambi idea su questo punto, o saranno guai. La protesta di Paolo Arena non è peraltro isolata. Enrico Marchi, presidente della Save, la società che gestisce l’aeroporto di Venezia ha tuonato che «non si possono cambiare le regole del gioco mentre si sta giocando. Così - ha detto Marchi - si mina la certezza del diritto e se questa è la politica italiana, guarderemo a investimenti negli altri paesi europei e lasceremo perdere le privatizzazioni italiane perchè io mi sento un imprenditore turlupinato dallo Stato».

 

Lillo Aldegheri  08 luglio 2011 Corrier del Veneto

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